La vita di conversione di San Francesco

Una breve sintesi dell’intervento di padre Alfredo Avallone, tenuto il 6 dicembre 2025 in occasione di una convivenza nella diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino, a 800 anni dalla morte di San Francesco.

Attraverso la vita di questo santo siamo stati chiamati a riflettere su tre domande essenziali: chi era Francesco agli occhi di Dio? Come Dio ha guardato Francesco? E come guarda oggi ciascuno di noi?

La vita di conversione di Francesco, le sue scelte coraggiose, il suo cammino nel tempo e nello spazio della sua esistenza, ci aiutano a comprendere che Dio lo ha guardato in profondità, oltre le sue umane ambizioni, conducendolo a una vita piena, feconda e donata.

Anche noi, come Francesco, siamo sotto lo sguardo di un Dio che, come Padre, ci ama, ci sceglie e ci chiama a vivere una parte unica e irripetibile del suo progetto. Ognuno di noi, agli occhi di Dio, possiede una bellezza unica e una vocazione alla fecondità.

La celebrazione dell’ottocentesimo anniversario della morte di Francesco, con l’ostensione del suo corpo, diventa così un’opportunità per comprendere ciò che i suoi resti ci rivelano: gli indelebili segni di una vita consumata per gli altri, anche nella sofferenza; una vita che ha partecipato a quella del Risorto e che, proprio per questo, continua ancora oggi a portare frutto.

Dio non guarda soltanto ciò che appare, ma vede la fecondità che nasce dal dono totale di sé. Come insegna la parabola del chicco di grano, esso non muore, ma si trasforma in vita moltiplicata: questo è il senso profondo della vita di San Francesco.

La chiamata del Santo

A distanza di 800 anni, il Santo continua ancora a richiamare, in ogni parte del mondo e in modi diversi, uomini e donne di ogni età e di ogni esperienza di vita, a diventare dono fraterno per gli altri, alla luce del Vangelo.

Questo dono è stato vissuto da San Francesco nella totalità della sua esistenza: chicco di grano nella terra di Assisi, egli ci insegna che, così come Dio ha guardato lui, allo stesso modo guarda anche la nostra vita, non fermandosi all’apparenza, ma cogliendone la fecondità, che può nascere soltanto se, come Francesco, ci lasciamo consumare nell’amore.

Consumarsi, allora, assume il suo vero significato: accogliere la gioia dell’amore del Risorto e, nella forza di questo amore liberamente accolto, scoprire la bellezza del dono di sé. Non si tratta di raggiungere una sorta di successo personale, ma di maturare la capacità, attraverso gesti semplici di accoglienza, ascolto e perdono, di testimoniare la forza di questo amore a tutti gli uomini e le donne che lo accolgono e intrecciano la loro vita con la nostra.

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