
Oggi sappiamo che tutta la natura è relazione o interconnessione: nell’infinitamente piccolo del nucleo di un atomo se gli scienziati vogliono “vedere” i quark devono accontentarsi delle relazioni che intercorrono tra loro. Dio, nel suo straordinario progetto della creazione, ha voluto che ci fossero non mattoncini accostati, ma elementi in continua relazione, quindi anche nelle dinamiche delle relazioni umane non possiamo più considerare l’uomo un individuo a sé stante, ma una persona in costante rapporto con altre persone. Ma le relazioni comportano conflitti, incomprensioni, difficoltà più o meno evidenti. Vito Mancuso scrive che “per scoprire chi siamo e trovare la nostra identità abbiamo bisogno di nemici. Capiamo chi siamo solo combattendo chi non vogliamo essere”. Può sembrare un’impostazione troppo pessimistica, ma palesa una situazione che verifichiamo molto spesso nelle nostre azioni e nei nostri comportamenti. Nell’incontro “zoom” di formazione sul tema della
“gestione delle relazioni”, che molto spesso diventa gestione dei conflitti (che anche tra di noi ci sono), abbiamo detto che i conflitti ci aiutano però a crescere. Se capiamo infatti che esistiamo grazie all’armonia e alla sinergia che regna nella nostra natura, capiamo anche perché siamo qui: per creare armonia e sinergia. Papa Leone nel suo recente viaggio in Turchia e in Libano ha detto “Senza l’altro non sono io” affermando in modo efficace e risolutivo l’importanza delle relazioni, perché senza queste non esiste nemmeno la mia persona. Il documento “Lievito di pace e di speranza”, votato e approvato dalla terza Assemblea Sinodale a Roma il 25 ottobre scorso, presenta la realtà della Chiesa italiana, con tutte le sue articolazioni, impegnata a costruire relazioni capaci di trasmettere speranza e pace, sempre con tenacia e cura evangelica, ma guardando con coraggio e occhi nuovi al futuro. «Davvero possiamo dire che la logica del “si è sempre fatto così” non ha avuto la meglio», ha potuto sintetizzare il cardinale Zuppi nelle sue conclusioni. In molti passi di questo documento viene sottolineato ancora il ruolo della sinodalità, della corresponsabilità, della trasparenza e della formazione. Sono le stesse parole su cui questo Coordinamento Nazionale sta batSiamo pronti come Movimento a fare nostra questa sfida, a sentirci interpellati dalla Chiesa affinché sappiamo riscoprire nella sua purezza il nostro Carisma, oggi più che mai indispensabile ed esplicitamente richiesto? Nella dimensione dello stare vicino, dell’accompagnare, dell’amare si esplica nel modo più concreto l’essere cursillista e questo compete tanto al laico quanto al presbitero.
tore di nuove e più vaste partecipazioni all’esperienza del Cursillo. I “grembi” che un tempo generavano alla fede (la famiglia, la scuola, la società) e che sono diventati “sterili”, il mare aperto della scristianizzazione e del relativismo, ma anche della ricerca di senso, sono l’ambiente primo su cui agire; la parrocchia, a cui questi mondi spesso si rivolgono, fosse anche solo per chiedere i sacramenti o un generico aiu-

