C’è un tempo nella vita in cui si partecipa per entusiasmo, per spinta emotiva, per gratitudine verso ciò che si è ricevuto. E poi c’è un tempo successivo, più esigente e più fecondo, in cui si è chiamati a restare non per inerzia, ma per scelta consapevole. Il Movimento dei Cursillos di Cristianità, oggi, è chiaramente in questo secondo tempo. La consapevolezza adulta non è un optional spirituale né un lusso per pochi “addetti ai lavori”: è una responsabilità che riguarda ogni cursillista che continui a dire “io ci sono”. Perché esserci davvero non significa occupare uno spazio, ma abitare un cammino. I tre giorni del Cursillo non sono un evento da ricordare con nostalgia – come quando in Ultreya o alla Scuola Responsabili, qualcuno inizia con affetto: «Quando ho fatto il mio Cursillo… era tutto diverso», oppure «Quelli sì che erano tempi!» – né una struttura da difendere per pura affezione.

Non è nemmeno una bandiera da custodire ripetendo: «Abbiamo sempre fatto così» o «L’importante è non cambiare nulla». Il Cursillo è un carisma vivo che chiede persone vive, libere, pensanti, capaci di amare senza smettere di discernere. La maturità nel Movimento si riconosce proprio da questo: dalla capacità di tenere insieme appartenenza e libertà, fedeltà e spirito critico, amicizia e verità. San Paolo ci ricorda: «Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l’ho abbandonato» (1Cor 13,11). Non è un invito a perdere lo stupore, ma a crescere nella responsabilità. Essere “tifosi” del Movimento non glio problemi», «Basta che si faccia», o ancora «Non è compito mio». Ma un Movimento fatto di deleghe implicite e presenze intermittenti perde lentamente anima, entusiasmo e credibilità. Senza accorgercene, possiamo diventare comparse di una storia che altri stanno cercando di scrivere. La consapevolezza adulta, invece, ci chiede di assumerci il peso leggero ma reale delle scelte: partecipare con fedeltà ai momenti comunitari, non solo quando “tocca a noi”; prepararci prima di un’assemblea, informandoci sui temi da affrontare; votare con coscienza e non per simpatia; offrire un servizio anche quando non è il più visibile; “Nel Cursillo non siamo chiamati a uniformarci ma a camminare insieme” prendere parola con rispetto quando qualcosa non convince, evitando sia il mormorio sia il silenzio risentito; custodire le relazioni anche quando sono faticose, magari cercando un chiarimento personale prima di un giudizio pubblico.

Non per spirito di controllo, ma per amore. Perché ciò che si ama davvero non lo si vive in modo superficiale. Nel Cursillo non siamo chiamati a uniformarci, ma a camminare insieme. La sinodalità non è un’idea astratta: è uno stile concreto fatto di ascolto, trasparenza e corresponsabilità. È il contrario sia del protagonismo individuale sia del silenzio complice. È la fatica bella del “noi”, costruito giorno per giorno, senza scorciatoie. La Scrittura ci invita: «Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21). Questo vale anche per il nostro modo di vivere il Movimento: custodire il bene ricevuto, ma senza paura di verificare, purificare, rilanciare. Essere adulti nella fede e nel Movimento significa anche accettare i conflitti come occasioni di crescita, senza trasformarli in divisioni né nasconderli sotto il tappeto di un buonismo apparente. Dove c’è relazione vera, c’è confronto; dove c’è confronto sincero, può nascere comunione autentica. Oggi il Cursillo ha bisogno di cursillisti che non si limitino a dire “ho fatto il Cursillo”, ma che possano dire con verità: “sono responsabile di questo strumento di evangelizzazione, di questo dono”. Responsabile nel custodirlo, nel purificarlo, nel rilanciarlo nei contesti concreti della vita, soprattutto là dove la fede è fragile, ferita o appenacercata.

In questo senso risuona con forza l’invito del nuovo arcivescovo di New York, Mons. Ronald Hicks, quando ha dichiarato che siamo chiamati a «essere una Chiesa missionaria, non un club esclusivo che esiste per servire i suoi membri. La Chiesa esiste per andare fuori e servire tutte le persone con ardore, con fede, con speranza, con carità nel nome di Gesù Cristo». Non siamo chiamati a essere spettatori di un passato glorioso, ma lievito discreto e coraggioso nel presente. Non comparse di un copione già scritto, ma persone che, con umiltà e decisione, scelgono ogni giorno di esserci, effettivamente e affettivamente. Perché il Cursillo continua a vivere solo se qualcuno, oggi, decide di viverlo da adulto. Con gioia. Con libertà. Con amore. E con quella sana passione che distingue chi “sta nel Movimento” da chi lo porta nel cuore e nella vita.

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