Testimonianze dei sacerdoti - Movimento dei Cursillos di Cristianità in Italia

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Testimonianze dei sacerdoti

GRUPPI DI LAVORO SACERDOTALI
I presbiteri sono stati suddivisi in tre gruppi di una quindicina di persone ciascuno (presenti 41 presbiteri e 6 diaconi). Questi sono stati formati in base ai territori di provenienza e alla consistenza numerica con l’unico obiettivo di parlare di se stessi, della propria vita (come ministri della Chiesa e come uomini), del proprio cammino e della propria esperienza nel Movimento.

Risonanza di un sacerdote del 1° Gruppo di lavoro (sintesi)
Referente don Antonio Robu – Diocesi Ventimiglia/San Remo – Ter 8
Abbiamo cercato di condividere tutti la nostra esperienza ed è molto stata apprezzata la possibilità farlo liberamente tra noi. E parlo della nostra esperienza non solo all’interno del Cursillo ma, ancor di più, della nostra esperienza personale, del nostro cammino di fede. Ognuno ha avuto il coraggio di aprire il cuore e di dire quello che sentiva, anche sugli aspetti personali.
Devo dire che quella del Cursillo è stata l’esperienza che più mi ha aiutato come sacerdote e che mi ha indirizzato verso i laici i quali – cosa molto importante - hanno saputo con la loro testimonianza, indirizzarmi meglio.
Io ho messo in evidenza anche il mio cammino personale, che è un cammino segnato dall’esperienza vissuta sotto il regime comunista in Romania, ben prima di approdare nell’esperienza del Cursillo.
Venendo qui in Italia ho portato sicuramente con me innanzitutto la testimonianza dei sacerdoti che sono stati sotto il regime che hanno avuto il coraggio di rimanere fedeli al Papa e quindi alla Chiesa. Toccava a noi mostrare la bellezza della fede ma anche evidenziare il ruolo della famiglia nella quale, tante volte, abbiamo avuto la gioia dei sacramenti. Io li ho ricevuti di nascosto, in casa.
Negli anni ’70 - ’80 il regime, nei riguardi dei cattolici, in particolare di quelli di rito orientale, era molto attento ad ostacolarci. La famiglia correva dei rischi proprio per farci il dono della fede e la grazia di avere un sacerdote, un padre spirituale. Vediamo anche nel Cursillo quanto è importante un padre spirituale. Penso che non ci sia bisogno dello psicologo o del sociologo per vedere l’importanza di un padre spirituale.
Ho voluto testimoniare anch’io l’esperienza della prova da parte dei sacerdoti, ora che vediamo l’importanza di un padre spirituale nella Chiesa e nel Cursillo.
Anche io ho voluto testimoniare la grazia di aver avuto un sacerdote, che per 25 anni, sotto il potere comunista, ha trasmesso a noi ragazzi, a noi giovani, proprio quella carica di fede che è diventato qualcosa di grande nella nostra vita.
É ciò che vogliamo trasmettere anche noi, soprattutto ai “lontani”, che poi sono più vicini, oggi che li troviamo nella vita quotidiana. Stiamo parlando della proposta di una trasmissione della fede calata nella vita, incarnata nell'esperienza, come è stata sottolineato da tanti nel nostro gruppo, una fede dalla quale, tolti i fronzoli, si rivela fede che dona salvezza. Allora io ho condiviso volentieri sicuramente anche la gioia di poter trasmettere ai nostri laici, ma anche ai nostri sacerdoti, la bellezza dell’esperienza del prete cursillista, del sacerdote che nella Chiesa, oltre al servizio, fa del bene. Credo, e ne sono convinto, che queste “malattie” si prendono solo per contagio. Quello che per me ha significato di più è stata proprio la testimonianza di laici che mi hanno trasmesso una carica forte. Posso dire che sono contento di partecipare a questo momento sacerdotale, che sono contento di questa fraternità, di questo spirito semplice e fraterno. L’ho toccato proprio in questi momenti di condivisione. Nel nostro gruppo davvero abbiamo respirato proprio questo stile fraterno, questo saper accogliere l’altro confratello con le sue gioie, con le sue fatiche e vedere davvero come, in fondo, c’è questa grazia, questa carica. Un’ultima cosa: è stata per me di grande aiuto, nel mio cammino di fede, la testimonianza della mia famiglia. Quando sono partito dalla mia terra per venire qua in Italia, ricordo proprio gli insegnamenti che ho ricevuto innanzitutto dai miei genitori. Quello che mi hanno detto per me è rimasto come un testamento: “Non dimenticare mai il tuo battesimo”. Questo mi è stato di grande sostegno e sto pensando che, forse, anche attraverso una persecuzione della fede, ti senti forte, legato al Signore ed affronti ogni difficoltà senza paura.
Anche noi nella realtà del Cursillo abbiamo bisogno di riscoprire questo slancio, di proporre, anche ai nostri confratelli, la gioia di questo cammino. Tante volte, per una sorta di pudore, o anche per timore infondato, non abbiamo il coraggio di dire quanto sia bello vivere qualcosa di forte che lascia traccia nella nostra vita. L’ultima cosa è stato quando agli inizi del 1990, ebbi la gioia di incontrare madre Teresa di Calcutta che venne da noi. Io stavo passando un momento brutto veramente e, attraverso un mio confratello, volevo incontrarla. Questo fratello mi ha aiutato ad incontrarla e lei ha detto guardandomi negli occhi: “Tu non temere, vai avanti”. Questo è stato per me davvero un grande aiuto nel mio cammino.


Risonanza di un sacerdote del 2° Gruppo di lavoro (sintesi)
Referente don Valerio Pietrobon – Diocesi di Padova – Ter 7
A me il Cursillo ha fatto molto bene perché poi nei momenti particolari della pastorale della parrocchia mi ha fatto trovare al servizio della Chiesa. Ho vissuto una certa emozione quando all’Ultreya Europea mi sono trovato come un amico davanti a papa Francesco. É stata l’amicizia che mi ha insegnato essere un vero prete.
Nel 2000 sono stato quattro mesi a Roma e ho poi avuto modo di familiarizzare con il cardinale Ratzinger. Io ho capito che per evangelizzare occorre l’amicizia.
Una domenica mi fu dato l’incarico di accompagnarlo quando sarebbe sceso da Via della Conciliazione per andare al suo ufficio. Mi incuriosiva la sua facilità con cui, lungo il percorso, parlava di tanti argomenti. Mi colpiva la sua capacità di familiarizzare con tante persone sedute ai tavolini del bar dove eravamo andati per un caffè. Si fermava ad ogni tavolino, stringeva la mano e scambiava una parolina con tutti. Cogliendo la mia meraviglia mi disse: “Sai, ho imparato dal Cursillo”. E aggiunse che aveva conosciuto l’allora coordinatrice mondiale del Movimento Francesca Ruppert e concluse: “Quelli del Cursillo sono dei grandi evangelizzatori tramite l’amicizia, non hanno paura di incontrare i lontani. Una parola, una stretta di mano, uno sguardo…” Questo mi ha impressionato. Già da prima infatti avevo sempre considerato tutto questo. Mi è servito poi, quando da parroco, ho cambiato parrocchia e mi sono trovato in un abitato sviluppatosi in maniera caotica che era anche pieno di stranieri. C’era sempre tanta gente sotto il porticato della parrocchia e da quando, con la primavera, si cominciava a stare con le finestre aperte, il disturbo era sempre tanto. Non mancavano ubriachi, drogati. Cominciai col discutere con qualcuno: “Ma se ti toccano tua mamma …” “Lascia stare la mia mamma…” - mi sentii replicare. Cominciai con l’avvicinare sette-otto persone. “Hai 48 anni, non hai mai fattoi un quarto d’ora di catechismo - dissi. - Cominciamo oggi”. Posso dire che non vengono in chiesa, dal Signore, però si sono dati ad opere di carità. Porto con me la gioia di essere prete.


Risonanza un diacono del 3° Gruppo di lavoro (sintesi)
Referente diacono Iacolino Federico – Diocesi di Biella – Ter 8
Sono una rarità, un diacono permanente celibe. Mi è stato chiesto di dare una mia testimonianza e di raccogliere un po’ quello che ho detto nel gruppo. Sono della diocesi di Biella. Questo periodo sto operando come direttore spirituale della mia diocesi o, dovrei dire, come facente funzione. C’era un sacerdote per questo incarico però adesso ha delle difficoltà e sto facendo un po’ anch’io questa attività. La nostra è una piccola diocesi, quasi tutti i parroci hanno almeno due parrocchie. Diciamo che il nostro è un territorio piccolo con tanti paesi piccoli fra le montagne per cui è difficile arrivare a tutti. Con tante piccole parrocchie è richiesta un’attività pastorale particolare e una gestione un po’ complessa.
Il vescovo mi ha detto di occuparmi un po’ del Movimento che da noi è arrivato alla fine degli anni ’70 proveniente da Novara. Nei primi trent’anni ha avuto un buon sviluppo ma da 5-6 anni stiamo avendo difficoltà. Nell’ultimo anno non siamo neanche riusciti a realizzare i corsi ma siamo attivi. Credo che la causa sia da attribuire ai contrasti tra vecchi e nuovi sorti nel Gruppo scuola. Sono sorte delle difficoltà di collaborazione e questo porta problemi. Noi abbiamo visto tante cose belle nel Movimento ma, all’interno di questa esperienza, con persone rimaste ancorate al passato, o al potere, che non riescono a fare un salto avanti e a lasciarci alle spalle i problemi, tutto è diventato difficile. In questo anno e mezzo in cui sono un po’ il responsabile mi è dispiaciuto il non essere riuscito neanche a dare degli stimoli per andare oltre. Stiamo un pochino faticando.
A me personalmente il Movimento ha dato molto, mi ha aiutato molto.
Ho fatto il mio Cursillo nel ’96 (non ero diacono allora) più che altro per evitare le continue insistenze di una mia carissima amica. Avevo trovato sempre scuse immaginabili per non andarci. Ritenevo di non aver bisogno di fare altre esperienze, di sapere già tutto, mi dovevo laureare e, diversamente da come ho sentito da tanti altri, devo dire che, effettivamente, in quei tre giorni non c’è stato, come ho sentito da tanti altri, uno stravolgimento nella mia vita.
Per i primi anni non ho partecipato né all’Ultreya, né alle altre attività del Movimento, tranne quando, qualche volta, venivo chiamato. Poi, nel 2002, dopo essere diventato diacono, sono stato chiamato a far parte dell’equipe sacerdotale e da quel momento ho scoperto il bene del Cursillo. Probabilmente l’effetto di quell’esperienza c’era già dentro di me, allo stato latente, ma era rimasto lì. Poi è sbocciato, si è sviluppato ed è rimasto fino ad oggi. Questo mi ha aiutato anche a superare le difficoltà e so quanto il Cursillo abbia aiutato tanti nella loro vocazione e, spesso, anche nella vita sacerdotale. Devo dire grazie al Signore per questo dono che ha fatto nella mia vita e per quanto ancora sta facendo.
Per riassumere quello che il gruppo ha fatto emergere, concludo dicendo che tutti hanno parlato e si è visto come veramente, per tanti, questa esperienza del Cursillo sia stata un’ancora di salvezza. Si è notato un po’ in tutti la difficoltà di coinvolgere altri. Questo è un po’ un dato comune, come è comune la difficoltà di invitare, di stare vicino ai preti, di formare un buon gruppo sacerdotale per seguire il Movimento.
Qualcuno faceva anche presente le difficoltà per il prete di mettersi ad ascoltare i laici o di farsi condizionare da essi, specialmente quando questi sono giovani e non hanno nessuna esperienza.
Poi magari si scopre che i laici sanno dare veramente tanto e che è necessario eliminare ogni pregiudizio.
Altro dato comune è la fatica a partecipare all’Ultreya e il conseguente abbandono. É stata fatta notare in essa anche una certa mancanza di spiritualità. Spesso i rollos laici appaiono più omelie che altro e non trasmettono nulla. In definitiva, opinione comune nel gruppo, da nord a sud, è che si notano problemi, una certa stanchezza, una certa fatica. Qualcuno ha proposto anche qualche soluzione ma appare necessario coinvolgere i vertici nazionali per tentare di trovare gli strumenti per superare questi problemi.

Risonanza di don Emanuele Tupputi - Diocesi di Trani – Ter 3
(espressa in forma di lettera indirizzata all’Animatore Spirituale Nazionale don Giuseppe Alemanno)


Grazie per l'esperienza vissuta in questi giorni a Frascati. Momenti di grande confronto e crescita umana e spirituale.
Per fare una risonanza sulla convivenza userei tre espressioni: “concreta, coinvolgente e conviviale”.
Premesso che si trattava della mia prima esperienza in un incontro a livello nazionale, posso con serenità, dire che la convivenza è stato un momento di Grazia e di crescita veramente arricchente, ben organizzato e strutturato.
Come in un’armoniosa orchestra, i vari strumenti (i sacerdoti) sono stati tutti egregiamente diretti dal Maestro ossia dallo Spirito di Dio che, mediante gli organizzatori ha fatto sentire la sua voce creando un clima concreto e al contempo familiare, in cui nessuno si è sentito escluso ma tutti accolti amichevolmente. Si respirava, veramente, un clima a misura d’uomo e di grande amicizia.
È stata un’esperienza coinvolgente poiché mediante i vari momenti di preghiera e di formazione è stato favorito un confronto sano, chiaro e condotto con “parresia” e freschezza per i contenuti e il metodo usati, che hanno favorito riflessioni personali e comunitarie veramente edificanti.
Sono stati belli i lavori di gruppo in cui ognuno ha potuto esternare, sul tema scelto che riprendeva la famosa frase di Sant’Agostino “Per voi vescovo… con voi servo”, le proprie gioie e i propri dubbi o fallimenti pastorali, in un clima non di giudizio, ma di accoglienza e aiuto. Questi lavori di gruppo condotti con maturità e serietà hanno dato la possibilità di evidenziare anche i punti forti e quelli critici del MCC, giungendo ad una conclusione risaputa, ma non scontata sull’importanza della testimonianza e del saper lavorare insieme per l’edificazione del Regno di Dio.
È necessaria la caparbietà e il coraggio nonché la capacità di alzarci dalle nostre tavole comode ed indossare il grembiule del servizio e dell’amore disinteressato per lavorare con umiltà a favore delle anime che incontriamo nel nostro cammino.
Costruttive le testimonianze di alcuni sacerdoti di altra nazionalità che hanno arricchito i vari momenti di confronto e dialogo. Molto significativo e propulsivo è stato il rollo di don Toni di Palma di Mallorca, cosi come la testimonianza dal rollo laico di Loren.
Si respirava una fraternità presbiterale speciale, unica e particolare dove l’argomento principale era Cristo e su come poterlo testimoniare sempre più e meglio in un mondo globalizzato ed allergico, in alcuni tratti, al messaggio di gioia, di misericordia e di speranza del Vangelo.
Infine, la convivenza è stata conviviale, capace di armonizzare la diversità dei talenti e dei pensieri dei partecipanti. Questa convivialità è stata ben espressa anche dallo stare tutti insieme attorno alla mensa della Parola e dell’Eucarestia, momenti alti della convivenza, ma anche dallo stare a tavola per consumare i pasti quotidiani in cui si sono create amicizie e confidenze piacevoli che hanno favorito maggiore distensione, conoscenza tra noi presbiteri.
In conclusione, non posso che essere grato a Dio per avermi concesso questa possibilità. Particolarmente apprezzato è stato il confronto tra i presbiteri di vari fasce d’età che ha creato e favorito un interscambio ed una crescita umana e spirituale unica e straordinaria.
Auspico che in futuro ci siano altri di questi momenti che creano l’unità e la fraternità presbiterale fondata su Cristo e non sui nostri “io”. Ultreya
Don Emanuele Tupputi






Risonanza di don Francesco Larocca - Diocesi di Tortona - Ter 8
(espressa in forma di lettera indirizzata all’Animatore Spirituale Nazionale don Giuseppe Alemanno)


Ci sono molte occasioni per gustare la bellezza della Chiesa ma non sempre si riesce ad approfittarne perché bisogna vincere le resistenze (tentazioni?) della vita pastorale in cui si è calati. Quando si prende atto che la Chiesa sta in piedi anche senza la nostra presenza fisica, allora si possono fare tante interessanti esperienze. Certamente il mio è un dire autobiografico, ma non penso di allontanarmi dal sentire di tanti confratelli.
È la prima volta che partecipo a una convivenza sacerdotale dei Cursillos di Cristianità e ne sono molto soddisfatto. "Per voi vescovo, con voi servo", l'indirizzo agostiniano della due giorni nella casa di spiritualità diocesana di Frascati.
Porto a casa due perle preziose da riporre nello scrigno delle pietre vive.
La prima è la condivisione di esperienza e di vissuto tra confratelli: che bello e quanto amore per Gesù traspariva nelle testimonianze ascoltate. Devo dire che non ho trovato interventi scontati, anzi tutte considerazioni che mi hanno consentito di prendere le distanze dal mio vissuto e guardare la realtà con più distacco. Se penso a quante volte in sede diocesana abbiamo discusso se spostare la “tre giorni” al giovedì sera, a vantaggio dei laici che lavorano, o restare fermi al mercoledì sera; molte motivazioni valide in entrambi i casi, per poi accorgerci che dai più la questione era già stata ampiamente superata da un pezzo!
La seconda: la bellezza e la freschezza del messaggio dei due ospiti, padre Toni Vadel e Loren Marian, che da Palma de Mallorca hanno portato una carica di entusiasmo e di voglia di andare avanti nonostante tutte le difficoltà e le frustrazioni che l'annuncio del Vangelo ci porta a sperimentare in un mondo sordo e cieco.
Quali conclusioni? Le due giornate di convivenza non hanno partorito delle conclusioni definite ma hanno fornito la possibilità di cogliere delle evidenze emerse nel cammino del dibattito. Intanto la lungimiranza di Bonnin che aveva già intravisto la tendenza della nostra società a dirigersi verso un individualismo, anche spirituale, eccessivo e dunque il bisogno di condividere per riappropriarsi della dimensione comunitaria e familiare della vita e della fede. Dunque la necessità e l'importanza del lavoro del "piccolo gruppo" altrimenti detto gruppo "con chi vuoi". Direi che della bontà e dell'urgenza di questo strumento c'è stata una convinzione reale condivisa.
La seconda conclusione, implicita certamente ma reale, è la seguente: vale la pena continuare l'esperienza della convivenza sacerdotale nella realtà delle singole chiese locali. Quante volte il coordinatore diocesano di Tortona ha invitato noi presbiteri a iniziare un cammino di convivenza! Forse ora non è più possibile rinviarne la partenza.
Quest'ultimo tema potrebbe essere motivo di approfondimento di una futura convivenza nazionale.
Infine un grazie a quanti si sono premurati di creare questa occasione di fraternità sacerdotale in seno al movimento e a quanti ci hanno servito nei nostri bisogni primari; oltre tutto non avevo mai visto ulivi così carichi di frutti come quelli dell'orto della casa di spiritualità. Potessimo essere così copiosi anche noi nell'annuncio cristiano!
Larocca don Francesco - Diocesi di Tortona.


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Gianluigi Genovese
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