Capitolo 9 - Movimento dei Cursillos di Cristianità in Italia

Cursillos di cristianità in Italia
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Capitolo 9

Carisma > Pensiero di Eduardo > La Storia
Il Vescovo Juan Hervàs
Eduardo Bonnin

L'Ultreya nelle catacombe

La lettera pastorale sui Cursillos di Cristianità del vescovo di Mallorca, monsignor Jesus Enciso Viana, del 1956 con la quale ordinava la sospensione delle attività dei Cursillos nella sua diocesi, ad appena un anno dal suo insediamento, ebbe come immediate conseguenze, da un lato, la diaspora clericale e dall'altro una profonda maturazione e approfondimento metodologico da parte del laicato cursillista.

Di fatto i sacerdoti più impegnati nel Movimento arrivarono alla conclusione che stante il blocco dei Cursillos a Mallorca sarebbe stato opportuno proseguire la loro attività apostolica in altre diocesi dove erano particolarmente richiesti, proprio per la esperienza maturata nell'isola.
Inoltre vi furono dei provvedimenti disciplinari che confermarono la volontà di monsignor Enciso di opporsi a qualsiasi tentativo di dialogo con i responsabili dei Cursillos di Cristianità, in particolare contro fra Miguel Royuela, don Francisco Suarez , don Sebastian Gayá e don Juan Capó.
Fra Miguel, un brillante docente di filosofia, ritenne, in piena coscienza, di inviare al vescovo una lunga lettera illustrando la sua esperienza nei nuovi corsi, ed evidenziando i buoni frutti che la stessa aveva generato sia nei sacerdoti che nei laici partecipanti; la sua era una lettera rispettosa, ma di fatto contrastava nettamente con la lettera pastorale pubblicata dal prelato.
La risposta fu indiretta, ma fulminante… Fece sapere ai superiori di fra Miguel che lo stesso era persona non grata nella diocesi di Mallorca, chiedendone il trasferimento. Così il nostro amico fu costretto a trasferirsi nella diocesi di Valencia dove per molti anni continuò la sua attività nei Cursillos.
Uomo profondamente legato ai simboli, nel ricordo dell'episodio evangelico in cui Cristo invita i discepoli a scuotere la polvere dei loro sandali nell'allontanarsi dalle città da cui fossero stati scacciati, fra Miguel, prima di imbarcarsi, si avvicinò alla sede vescovile e, commosso, si tolse le scarpe scuotendole contro le mura di granito. La nave partì nel buio accompagnata da un sommesso e quasi sussurrato "De colores".

Don Francisco Suarez proveniva dalla diocesi di Ciudad Real, dove i corsi si stavano diffondendo in modo entusiasmante. Trascorrendo le proprie vacanze a Mallorca celebrava l'Eucaristia alla quale partecipavano numerosi cursillisti, ansiosi di conoscere notizie sulla diffusione del Movimento nel continente.
Nelle sue omelie non mancarono parole di incoraggiamento a tutti i responsabili che vivevano con profondo dolore la crisi del Cursillo di Mallorca.
Monsignor Enciso reagì con inaudita violenza sospendendo a divinis don Francisco nell'ambito della diocesi di Mallorca. Il sacerdote, profondo conoscitore del diritto ecclesiastico, rispose con una decisione ineccepibile sul piano giuridico, passando sotto la giurisdizione militare e continuando a dir Messa nelle caserme isolane.

Don Sebastian Gayá invece accolse l'invito del cardinale di Tarragona e si trasferì a Madrid.
Anche don Juan Capó si trasferì a Cordoba per insegnare teologia nel seminario locale dopo aver tentato per oltre un anno un dialogo, che si rivelò impossibile, con il suo vescovo.
Questa diaspora dei sacerdoti legati al Cursillo ebbe come naturale conseguenza un'ulteriore espansione del Movimento, ma inevitabilmente laddove veniva da essi impiantato il protagonismo interno dei laici risultava fortemente limitato; questo aspetto ha condizionato contenuti e forma nell'azione del Movimento in molti paesi privandolo del confronto creativo tra laici e sacerdoti che fu uno degli aspetti più caratteristici della fase fondazionale.

In quegli anni molti cursillisti, inoltre, si allontanarono dal Movimento sia per il disagio creato dalla lettera pastorale del Vescovo Enciso che per la oggettiva difficoltà a continuare un proprio cammino senza i sacerdoti che fin dal primo momento li avevano accompagnati e guidati.
Eduardo Bonnin e i suoi amici fecero, come si suol dire, di necessità virtù… La soppressione dei corsi, delle Ultreyas e della Scuola dirigenti lasciava ai responsabili tempo in abbondanza per approfondire gli aspetti metodologici e rappresentava una sfida alla loro creatività.
Non si deve dimenticare che a quei tempi, nella Spagna franchista, non erano consentite assemblee, neanche private, con più di sei partecipanti senza una specifica autorizzazione, per cui la riunione di gruppo, così come era stata immaginata fin dal primo momento, rappresentava l'unica mezzo per mantenere in piedi lo spirito dei Cursillos.

Tante volte si era detto (e noi oggi dovremmo tenerlo sempre presente) che nell'Ultreya la cosa importante non erano i rollos, ma bensì la condivisione vivenziale tra le varie riunioni di gruppo; l'Ultreya vista cioè come la "riunione delle riunioni di gruppo".
La Plaza Mayor di Palma de Mallorca ospita nei suoi porticati diversi bar con tavoli all'aperto dove, un certo giorno della settimana, ogni gruppo si riuniva intorno ad un tavolo; poi incominciavano strani spostamenti di persone da un tavolo all'altro… di bar in bar… erano le Ultreyas nelle catacombe!
Attorno ad ogni tavolo si condividevano, tra i componenti del gruppo, i momenti vicini a Cristo, le ansie, le inquietudini vissute nella settimana...
La testimonianza dei cursillisti nei vari ambienti restava sempre fruttuosa e non mancavano certo le richieste di partecipazione ai futuri corsi che, a quell'epoca, non si sapeva quando o come si sarebbero tenuti.

Il Cursillo "de uno a uno"


Eduardo ed i suoi amici, con la fantasia creativa che li ha sempre contraddistinti, inventarono una forma di Cursillo individuale. Ognuno dei tre giorni iniziava con la S. Messa celebrata dai padri cappuccini, cui partecipava il corsista e l'équipe al completo. Dopo la prima colazione, in un vicino caffè, il primo responsabile si intratteneva con il candidato esponendo in modo interlocutorio il primo rollo; passeggiando raggiungevano l'abitazione o il luogo di lavoro del secondo responsabile che ripeteva la procedura. Non è facile immaginare l'atmosfera irreale e irripetibile in cui si svolgeva la chiusura di questi particolari corsi, nella solita Plaza Mayor.
In quel periodo incominciò anche a formarsi un gruppo di nuovi responsabili di buona levatura, ma che erano stati privati dalle circostanze di poter vivere in pieno la dinamica reale del Movimento nelle Ultreyas e Scuole Responsabili; inoltre non avevano potuto vivere e godere dei benefici dell'incontro con quei sacerdoti, come don Capò e don Gayà che fino ad allora erano stati i pilastri portanti dell'esperienza e della diffusione dei Cursillos.
Intanto, mentre a Mallorca i Cursillos vivevano la loro notte oscura, nel resto della Spagna e nel mondo si espandevano….



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