Intervento Loren Marian - Movimento dei Cursillos di Cristianità in Italia

Cursillos di cristianità in Italia
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Intervento Loren Marian



Una premessa
Per me è un grande dono essere qua a questa Convivenza sacerdotale e voglio ringraziarvi anche per il vostro servizio al Movimento.
Questo nostro Movimento è una realtà concreta con un proprio carisma, diverso da altre meravigliose realtà della Chiesa.
É un Movimento che cerca di avvicinare le persone al Signore con un modo suo proprio e lo diciamo sapendo che ci sono molti altri modi per arrivare a questo perché non esiste soltanto il Cursillo che permette che la persona si incontri con Lui.
Detto così, potrebbe sembrare che io stia facendo cursillismo, che stia dicendo che al di fuori del Cursillo non ci siano al mondo altre valide realtà. Non voglio dire assolutamente questo. Il Cursillo è una realtà come tante altre meravigliose realtà che la Chiesa ha nel suo seno atta ad avvicinare le persone a Dio. Ovviamente ci sono molti altri modi di avvicinare a Dio, non necessariamente quello attraverso il Cursillo. La finalità resta quella che la persona incontri l’amore di Dio e qualunque realtà che la porti a questo incontro è fantastica.
Ringraziando voi sacerdoti, mi riferivo al fatto che per venire a questa Convivenza avete lasciato da parte ogni impegno oltre che le vostre parrocchie.
Ho fatto il mio Cursillo circa dieci anni fa, nel febbraio 2006, e posso dire che è stata un’esperienza che ha cambiato la mia vita. In questi dieci anni, e in particolare negli ultimi quattro, ho approfondito la conoscenza di cosa sono i corsi e del perché esistono. Ho approfondito la mentalità, l’essenza e la finalità e, ogni volta che ci rifletto, mi sembra sempre qualcosa di molto impressionante.

I Cursillos: una realtà affascinante
La cosa certa è che, in questi 71 anni, i Cursillos si sono dimostrati molto efficaci quando si tratta di avvicinare i “lontani”, le persone lontane da Dio. Sono “tre giorni” che permettono l’incontro di una persona “lontana” col Signore e che favoriscono un inizio di conversione che continuerà anche dopo.
Non bisogna dimenticare che l’obiettivo finale è che tutti, in particolare i lontani, possano vivere sapendo che Dio li ama. Questo è il gran tesoro che noi da anni chiamiamo “carisma fondazionale”. Quando dicevo prima che ogni volta che ci penso questa realtà del movimento mi sembra impressionante mi riferivo proprio a questo. É qualcosa di meraviglioso perché sono convinto che si tratta di un carisma che il Signore ha voluto deporre a Maiorca, nella sua Chiesa, per la Chiesa Universale.
Sono convinto che non è stata un’idea brillante passata per la testa di Eduardo (che tra l’altro non era neanche tanto bello) ma che Eduardo si è sentito lo strumento nelle mani dello Spirito Santo e che questa sia una realtà. Nell’incontro mondiale dell’anno scorso in Australia, sentire cantare il “De colores” dai fratelli coreani asiatici mi ha fatto palpitare il cuore e mi ha convinto sempre di più di questo. Non nascondo che io all’inizio quando sentivo sempre parlare di Eduardo e che si faceva riferimento sempre al suo pensiero, in qualche modo mi sentivo infastidito perché sembrava che quasi quasi stessimo sottolineando soltanto la persona umana di Eduardo. Quando però mi sono reso conto sempre più della profondità del suo pensiero e che quanto pensava, in realtà, era quello che Dio voleva comunicarci, allora mi sono sentito affascinato. Mi sono sentito sempre più preso e sempre più convinto che approfondire Eduardo significa davvero approfondire il carisma e la mentalità dei Cursillos.

Il mio “vecchio” rapporto con Dio
Adesso parlerò della mia “pietà” verso il Signore e cercherò di spiegare come era prima del mio Cursillo e come è attualmente.
Sono cresciuto in una famiglia cristiana e ho studiato con i francescani fino a 14 anni. Praticamente sono cresciuto circondato da cristiani e da riti cristiani che io percepivo come vissuti più per tradizione che per convinzione, anche se in quegli anni non si pensava che si potessero vivere diversamente.
Per me essere cristiano significava ripetere incessantemente una serie di riti che non capivo, vedevo il Vangelo come un carico pesante messo sulle nostre spalle. In tema di fede c’erano due possibilità contrapposte: essere cristiano o godersi la vita.
Logicamente io preferivo godermi la vita ed essere felice.
Per me Dio era qualcuno che controllava costantemente per vedere quando commettevamo degli errori. Non volevo avere rapporti con questo dio controllore che mi rendeva infelice. Neanche potevo credere in un Dio che volesse tutto quello che succede nel mondo perché questo significava che ogni volta che succede qualcosa di cattivo e di doloroso nella nostra vita era stato Lui a volerlo.
Non lo identificavo neanche col dio della provvidenza che mi aiutava a non salire su un’auto perché dopo avrebbe avuto un incidente. Né potevo ammettere che per gli altri che andavano sull’autobus Lui potesse volere che accadesse qualcosa, magari 150 persone morte in un giorno. Non potevo chiedere ai santi che mi andasse bene. Non ero capace di credere in un Dio che manovrava i fili del mondo come se fossimo marionette. Molte volte sentivo che quando succedeva qualcosa di cattivo era perché Dio aveva voluto così. Avevo la testa piena di immagini sbagliate di Dio ma soprattutto la cosa importante era che nel mio cuore non avevo alcuna immagine di Dio. Lui quindi non entrava nei miei programmi, non aveva spazio nella mia vita né permettevo che qualcosa in relazione con la Chiesa entrasse in me.
Questo rendeva molto difficile il mio incontro con Lui. Ci fu un’occasione per questo ma non ne approfittai. Susanna, mia moglie, mi disse molto chiaramente fin dall’inizio, che se volevo stare con lei dovevamo sposarci in chiesa. Per me era indifferente sposarsi o non sposarsi in chiesa, ma dovevo confessarmi per potermi sposare in chiesa. Quando arrivai, dissi chiaramente al sacerdote che non mi confessavo da vent’anni e che, se l’avessi fatto, sarebbe stato necessario avere a disposizione almeno tre ore. Ma lui mi aprì le porte del suo cuore e mi consentì di parlare. Io parlavo, parlavo, parlavo ma per me non era un parlare con Dio, era un parlare con un uomo, un uomo con un colletto bianco, ma comunque un altro uomo. In definitiva uscii dalla Chiesa così come ero entrato. Nulla era cambiato nella mia vita dopo questa esperienza. Quindi avevo perso una grande occasione. (La cosa triste è il dover notare quante volte noi perdiamo le occasioni giuste).

L’arrivo di Dio nella mia vita
Il Signore è arrivato nella mia vita tramite un amico che mi invitò, come sempre succede nei Cursillos. Un sacerdote non ci sarebbe mai riuscito perché ero piuttosto contrario ai sacerdoti. Ma il Signore, che ha “la testa dura” ha insistito e ha acconsentito che un laico mi avvicinasse a Lui proprio attraverso il mezzo dell’amicizia. Sì, l’amicizia con un “lontano”, perché il modo migliore e più efficace per avvicinare a Dio e alla Chiesa, come è stato sicuramente nel mio caso e come per tanti altri. Come per tanti casi di “lontani” questo avvicinamento al Signore passa attraverso un momento specifico, particolare, della tua vita attraverso un laico.
Così quel giorno avvenne il mio incontro con Dio e mi resi conto che tutte le immagini che avevo di Lui e della Chiesa erano false. Ho impiegato almeno due anni per capire perché il Cursillo aveva cambiato tanto la mia vita. Avevo la testa dura ma riuscii ad arrivare ad una conclusione diversa: il Cursillo mi aveva consentito una prima esperienza di Dio. E attraverso la Riunione di gruppo e di Ultreya, questo incontro pian piano è andato ad incidere nella mia vita.
Al Cursillo mi fu presentato un dio che non conoscevo, anzi, fin dall’inizio mi resi conto che era un dio molto diverso da quello che avevo conosciuto sempre, da quello che mi era stato presentato fino a quel momento. Col tempo, approfondendo la mia fede, mi sono reso conto che il dio che mi era stato presentato nel Cursillo è il Dio del Vangelo. Era il Dio di Gesù che nel corso degli anni era stato ricoperto da un manto di polvere, di falsi miti, fino a trasformarLo, a volte, in qualcosa di non riconoscibile e sicuramente poco attraente.
Per riconoscerLo bisognava rimuovere tutti quegli strati di polvere e queste mie idee che avevano fatto sì che non fossi capace di avvicinarmi a quel Dio, pian piano, si trasformarono dopo averLo incontrato. L’idea di un Dio che mi guardava per giudicare e castigare si trasformò nell’idea di un Dio che mi guarda e che mi ama, mi capisce e mi perdona, un Dio che non mi giudica perché conosce i miei limiti. L’idea di un dio estraneo, esterno, che si era formata nella mia mente si trasformò in quella di un Dio che sta con me, che si interessa delle mie cose, un Dio che parla del presente, che sta qua in mezzo a noi. Non è un dio mago al quale chiedere di aggiustare le cose della nostra vita. Così questo dio mago ha lasciato il passo ad un Dio che ci concede anche la libertà di ignorarLo e di non darGli retta.

Il Dio che ho conosciuto
Una persona di 26 anni, Alessandro, è completamente ateo ma io gli dico sempre di non preoccuparsi perché arriverà il momento in cui lo incontrerà, che non è arrivato il momento, che basta aspettare, che Dio aspetta con pazienza che Gli rivolgiamo il nostro sguardo verso di Lui, che non è un Dio che interviene in tutte le cose ma un Dio che ci unisce e ci lascia totale libertà in ogni nostra azione. E gli dico che però ha bisogno anche del nostro aiuto per cambiare il mondo. Non è un Dio che mi chiede dei sacrifici per dimostrarGli che Lo amo. É il Dio che ci offre un modello di vita attraverso Gesù e così i comandamenti assumono un senso meraviglioso: non sono più minacce che porteranno all’inferno ma solo linee guida, come le linee tracciate sull’asfalto, su una strada, che mi permetteranno di guidare meglio, di camminare meglio. Non è un Dio che si è portato via le persone che amavo. Di una persona morta tante volte si dice “Dio l’ha voluta con sé”. Per me era incomprensibile. Quel dio ha lasciato il passo a un Dio che piange insieme a noi la perdita delle persone che amiamo. È il Dio che ci accompagna nei momenti difficili come un grande amico, il Dio che ci capisce e piange insieme a noi. In questa ottica, la Comunione dei santi assume un senso meraviglioso.
Avevo ventun anni quando la mia sorella più grande che amavo tanto morì in un incidente automobilistico. Io non avevo alcun rapporto con Dio però sono rimasto con tutto quell’amore che lei mi aveva regalato e tutto l’amore che aveva lasciato nelle persone che aveva incontrato; perciò si è trasformata nel grande ideale della mia vita. Questa era la dimostrazione che Dio era con me, anche se non me ne rendevo conto. Ma la morte di mia sorella era qualcosa da non ricordare, faceva male. Era una pagina della mia vita chiusa in un cassetto. Dopo l’incontro col Signore ho preso di nuovo l’idea di quella che è la comunione fraterna, la Comunione dei santi e mi sono reso conto che tra me e lei c’era una comunione continua, non era più una pagina su cui era stato scritto “fine”, una pagina da mettere in un cassetto. La morte diventava un momento di passaggio per un incontro successivo meraviglioso. Allora quello che prima io consideravo quasi un racconto, una favoletta per bambini, per me ha assunto un significato vero e concreto che potevo quasi toccare con mano. La morte mi appariva quasi come un’alba piuttosto che come una fine assoluta. Tutto questo mi è stato permesso di capirlo meglio durante un viaggio a Santiago de Compostella con padre Toni perché lui mi ha aiutato a ricollocare la perdita di mia sorella nella sua nuova vita con il Signore e di questo gli sono grato.
C’era poi il dio incompatibile con la felicità, un dio amaro, al quale bisogna rivolgerci sempre col volto triste, rispettoso. Era un dio lontano, oscuro, privo di allegria. Questo dio lasciò il passo a un Dio col quale si può essere felici, un Dio al quale rivolgersi come a un grande amico, con il rispetto che devi alle persone che ami, con rispetto che devi usare col Signore, un Dio col quale si può ridere, un Dio del quale bisogna contagiare gli altri.
Si ruppe in me l’idea di un dio incompatibile con la felicità e con il divertimento. Tutto il contrario. Come dice Papa Francesco, il nostro è il Dio della felicità, il Dio che ha l’allegria del Vangelo.
Quante volte ho parlato con gli amici della mia fede e di Dio prendendo una birra con loro! Vedevo persone che vivevano la loro fede in modo triste e spento. La vivevano nell’intimità, quasi di nascosto. Invece ho scoperto un Dio da condividere, un Dio che bisogna contagiare ad altri, un Dio che non sia qualcosa da vivere interiormente ma Qualcuno da riversare all’esterno.
L’allegria derivante dall’incontro col Signore è qualcosa da contagiare, non può rimanere dentro di te. L’apostolato, il contagio del Signore nella mia vita verso l’esterno è qualcosa di innato nel Movimento dei Cursillos.
È questo il mio l’augurio! Che ognuno di noi possa vivere in prima persona!
Il mio rapporto con la Chiesa
Per me la Chiesa era qualcosa che stava all’esterno. Io dicevo sempre “voi …”, “voi …, “voi…” parlando in seconda persona perché così io la vivevo. Era all’esterno. In questo incontro profondo col Signore vissuto nel Cursillo, Lui mi ha permesso di sentirmi parte di quella Chiesa. Da quel momento in poi io non dico più “voi” ma utilizzo il “noi” perché noi dobbiamo camminare insieme, noi laici e voi sacerdoti. Non esiste un “noi” e un “voi”, esiste solo un “noi” perché insieme andremo a proclamare agli altri che Dio ci ama. Insieme, insieme. Questo è il “segreto”.

La Riunione di gruppo come la rete dei trapezisti
Ma non parliamo solo dell’incontro col Signore. La cosa più importante adesso è la presenza di Dio nella mia vita, una presenza che rimane costante. Io rimango stabile anche se, spesso, c’è la fretta che crea qualche problema in questa nostra società in cui siamo costretti a muoverci. Ma per questo c’è la Riunione di gruppo settimanale che mi aiuta a centrare la vita nel Signore, a far crescere la mia relazione con Lui e, di riflesso, anche la mia relazione con gli altri.
Un grande mio amico della mia Riunione di gruppo, Gianni, dice che questa nostra riunione è come la rete dei trapezisti: aiuta a rendere meno rovinose le eventuali cadute e, soprattutto, fa in modo che si cada sempre di meno perché con la revisione settimanale del proprio vissuto tra fratelli è come se questa rete venisse ogni volta innalzata sempre più in alto in modo che, comunque, anche le cadute sulla rete diventino meno frequenti e rovinose.
Ecco, è per questo che c’è la Riunione di gruppo e questa della rete è una bella immagine. In realtà poi sappiamo la rete non è che aiuta a non cadere - perché noi cadiamo sempre - ma è importante perché sta lì ad evitare che l’eventuale caduta non abbia delle conseguenze rovinose.
Ho saputo che da qualche anno anche in Italia si stanno diffondendo le Riunioni di gruppo. Ogni volta che noi a Mallorca teniamo un Cursillo diciamo ai corsisti che “si fanno i corsi con l’obiettivo di realizzare la Riunione di gruppo perché questa è la relazione più profonda di amicizia umana sul piano divino, mettendo Dio al centro
La Riunione di gruppo è il modo migliore di perseverare nel Postcursillo e io sono convinto che Eduardo sia veramente strafelice di questo avvicinarsi all’idea dell’importanza della Riunione di gruppo.
Questo significa avvicinarsi sempre più al carisma originale e fondamentale del Cursillo. Voi sacerdoti potete scoprire ed aiutare a scoprire il tesoro rappresentato dalla Riunione di gruppo ed è cosa bellissima vedere riunioni di gruppo tra sacerdoti.
Quando a Palma di Maiorca furono proibiti i corsi, Eduardo diceva “Non dobbiamo preoccuparci perché fino a quando rimarranno le riunioni di gruppo, il Cursillo avrà sempre la prospettiva di una nuova vita. É come la brace che cova sotto la cenere per cui basta soffiare e il fuoco ritorna. La Riunione di gruppo al centro del Postcursillo è un tesoro da scoprire e far scoprire.
Quattro anni fa mi hanno chiesto di essere coordinatore diocesano. A Majorca avevo fatto il Cursillo soltanto da cinque anni e potete immaginare il mio timore. Ho vissuto quel periodo in modo meraviglioso, l’ho vissuto come un incarico che il Signore mi dava in quel momento; Gli ho detto di sì e continuo a dirgli di sì anche se questo, ovviamente, comporta molti sforzi personali e familiari.

In costante relazione col Signore
Questo mi sta facendo avere una relazione più costante col Signore come non avrei immaginato nella mia vita perché sono convinto di aver bisogno di questi momenti che passo con Lui, come sono stati, per esempio, quelli che ho passato davanti al tabernacolo prima di questo incontro. Addirittura porto con me il mio rapporto con Lui cosa che può sembrare molto semplice ma contemporaneamente è difficile. Mi piace moltissimo questo tipo di rapporto chiaro, sincero, vicino, che ho con Dio. Poi, quando vado a letto e ormai tutti stanno dormendo, è bellissimo entrare nella stanza dei miei figli o nella nostra stanza quando Susanna sta dormendo e fare il segno della croce ringraziando il Signore per la Sua presenza nella nostra vita.
Per questo la mia pietà è molto di più che seguire delle norme e se parlo dell’incontro nell’Eucarestia mi rendo conto che se passo alcuni giorni senza comunicarmi avverto quanto mi manca. Talvolta passo davanti al tabernacolo in maniera molto frettolosa, magari soltanto per farGli l’occhiolino e andare avanti perché non ho più tempo.
Io ho il mio posto di lavoro non lontano da una Chiesa. A volte passo vicino velocemente e, vedo la porta della chiesa aperta, entro e Lo saluto velocemente perché siamo uniti.
Nel Cursillo noi siamo chiamati a contagiare la nostra fede e fare in modo che i lontani scoprano che Dio li ama. Io posso contagiare soltanto ciò che vivo, per cui il Signore deve essere molto presente nella mia vita. Soltanto con una relazione intima e profonda col Signore possiamo essere trasparenti al suo amore.
E questo è valido ancora di più per voi sacerdoti ed è importantissimo che voi portiate la vostra interiorità. Se io che lavoro in banca creo un problema - magari facendo un prestito che poi non viene restituito - la cosa poi si aggiusta, ma se voi magari trascurate una persona che in quel momento ha bisogno di voi, non è possibile lasciar passare oltre il Signore perché le conseguenze nella vita di un uomo sono molto più gravi di un prestito non restituito.
Pertanto bisogna curare la propria interiorità ed evitare che qualcuno perda l’occasione di incontrare il Signore per colpa di qualcuno. Un giorno può essere un’occasione persa per un incontro col Signore.
Io ho avuto la grande fortuna di essere un grande amico di un sacerdote, padre Toni che sta qua con noi.
Siamo fortunati entrambi perché avere una relazione bellissima che cerchiamo di curare non sempre è facile. Quasi mai si capisce come si possa avere questo tipo di rapporto con un sacerdote, un rapporto di amicizia come la si può avere con un laico. Ma in fondo è semplice perché Toni prima ancora di essere sacerdote è una persona.
Qua è il segreto. Io sono amico della persona Toni. Che poi lui sia anche “padre Toni” non è importante.
Noi scherziamo e talvolta gli dico che quando diventerà talmente vecchio da celebrare la messa in modo non adeguato, io glielo dirò ma lui risponde che a quell’età io sarò altrettanto vecchio e neanche me ne accorgerò.
Una volta un sacerdote chiese a Eduardo: “Noi sacerdoti cosa dobbiamo fare nell’Ultreya?”. Eduardo rispose: “È molto semplice, fate la stessa cosa che fanno gli altri, diventate amici, amici degli altri”.

Conclusione
Sicuramente siamo nell’era del laicato e dobbiamo crederci soprattutto in realtà così diverse da quella di coloro che vivono a Roma.
Se è vero come è vero che all’inizio degli anni ‘40 la Chiesa ha riconosciuto al laico un protagonismo mai visto, credo che adesso si stia concretizzando questo coprotagonismo.
Per questo il movimento dei Cursillos si può attuare come era settant'anni fa, quando si è realizzato come un movimento guidato da laici all’interno del quale la figura del sacerdote è figura fondamentale per l’accompagnamento che ci consente, lavorando insieme, di portare a tutti la miglior notizia: che Dio ci ama attraverso il metodo dell’amicizia.
Per chiudere, voglio ricordare quanto ha detto Papa Francesco quando ha invitato il Movimento ad essere fedele al proprio carisma. Adesso tocca a voi in Italia essere custodi fedeli al carisma del Cursillo così che fra cinquant’anni in Italia il Cursillo sarà quello che il Signore avrà voluto che sia.



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Gianluigi Genovese
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